ABUSO MINORILE: LA STORIA DI CANDACE NEWMAKER
Torniamo ora alla storia di Candace e alla sua orribile esperienza all'Attachment Center in Evergreen, Colorado. Durante la seconda settimana presso il centro, le terapiste, senza licenza, Connell Watson e Julie Ponder decidono sia ora di tentare una seduta di "rinascita" su Candace. La bambina viene stesa a terra sopra a una coperta nella quale viene avvolta, e poi ricoperta da cuscini con i quali viene letteralmente compressa da quattro adulti del peso totale di 305kg. La compressione, il buio e la posizione fetale assunta dalla bimba dovrebbero richiamare alla fuoriuscita dall'utero durante la nascita, in seguito alla quale, Candace, dovrebbe ricongiungersi alla madre adottiva. La signora Watson, che mi vergogno di chiamare dottoressa, incita Candace a spingere e liberarsi da cuscini, coperta e quattro, ripeto quattro, adulti seduti al di sopra di lei. Dopo nemmeno dieci minuti di sessione di rinascita, Candace comincia a presentare segni di disagio e sconforto, dicendo che non riesce a respirare e che non riesce a liberarsi. La bambina chiede chi è la persona seduta sulla sua testa e continua a pregare di darle la possibilità di respirare, e per tutta risposa viene chiamata "vigliacca", e le viene detto che in realtà non vuole rinascere ma morire. Il supplizio si prolunga per ben 70 minuti durante i quali alle suppliche di Candace l'assistente di Watson risponde "allora muori!", e la bambina chiede "per davvero?". Candace vomita e defeca avvolta in quella morsa letale per poi morire di asfissia. Quando il team si accorge che la bambina non mostra più segni vitali, tentano una manovra di CPR per ristabilire il battito cardiaco, ma tutto è invano. Candace viene dichiarata deceduta all'ospedale di Denver. Non mi voglio soffermare ad elencare quali siano stati i verdetti quando il caso venne portato in tribunale, perché questi delinquenti, madre adottiva compresa, non pagheranno mai a sufficienza per l'omicidio di Candace. Vorrei invece spendere qualche parola in memoria di alcuni dei piccoli che hanno perso la vita o hanno subito aberranti violenze fisiche e psicologiche, a causa della terapia praticata da questi mentecatti:
- Andrea Swenson, 13 anni, sopravvissuta al trauma afflitto durante il percorso ricreativo al centro di Evergreen, chiese ai genitori adottivi cosa le sarebbe accaduto se avesse assunto farmaci in grande quantità o se si fosse tagliata le vene; la risposta fu "moriresti". Andrea andò in overdose dopo aver assunto aspirina in quantità elevate, soffrì tutta la notte e vomitò fino al mattino del giorno seguente. Per tutta risposta, i genitori adottivi la lasciarono a casa sola e andarono a giocare a bowling. Fu trovata morta nel corridoio da un vicino.
- Lucas Ciambrone, 7 anni, malnutrito, picchiato, morso e costretto a dormire in una toilette spoglia nella casa dei genitori adottivi in Florida. Dopo che fu dichiarato morto, l'autopsia rivelò bruciature, segni di violenza e cinque costole rotte. I genitori dichiararono che vivere con Lucas fosse un inferno a causa della sua brutale violenza. La scuola negò i comportamenti aggressivi del bambino.
- David Polreis, 2 anni, picchiato a morte dalla madre la quale lo portava in terapia a causa di ipotetici disturbi dell'attaccamento. La donna dichiarò di averlo picchiato a morte e di aver agito per legittima difesa (è un bambino di 2 anni, non Chucky!)
- Krystal Tibbets, 3 anni, uccisa dal padre durante una pratica di terapia dell'attaccamento insegnatale in una clinica dello Utah. L'uomo la immobilizzò e compresse l'addome della piccola fino a toglierle la vita.
- Logan Marr, 5 anni, per un capriccio fu incollata alla sedia e zittita con del nastro isolante dalla madre affidataria, la quale la chiuse in cantina dove la bambina morì per soffocamento. La donna disse di aver solamente eseguito alcune delle tecniche insegnategli da terapeuti dell'attaccamento.
- i bambini Gravelles, 11 bambini adottati dai coniugi Gravelles, 10 dei quali costretti a dormire in gabbie. Il caso portò a galla accuse di estremo controllo verso l'assunzione di cibo e l'uso del bagno, e punizioni severissime. I bambini erano istruiti in casa e seguiti da un terapeuta che praticava la "terapia dell'attaccamento".
- i bambini Vasquez, quattro bambini, tre dei quali rinchiusi in gabbia, malnutriti e autorizzati all'uso limitato della toilette. Il quarto figlio, il favorito della madre adottiva, era sottoposto a cure ormonali per ritardare la pubertà. Non vi era un terapista coinvolto in questa faccenda, ma la madre adottiva dichiarò che i bambini soffrivano di disturbo reattivo dell'attaccamento.

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