STORIA DIMENTICATA, parte prima
Da grandi nazionalisti, nel 1868 gli americani hanno proclamato una giornata per commemorare i caduti di guerra. Ma quando arriverà il momento di commemorare le vittime afroamericane che, sin dal termine della guerra di secessione, si sono viste depennate dai libri di scuola? In questo articolo vorrei brevemente parlare delle più crudeli sommosse che hanno causato la morte di una valanga di civili afroamericani, e la distruzione delle loro attività commerciali e dimore.
New York 1863: lo scoppio della guerra di secessione nel 1861 creò un sacco di dissapori tra i commercianti di cotone e la forza lavoro della città. Con il procedere del conflitto, molti politici e testate giornalistiche mettevano in guardia gli operai, per lo più di origine tedesca e irlandese, del fatto che l'emancipazione avrebbe causato la perdita del lavoro a molti di loro per essere sostituiti da ex schiavi neri provenienti dal Sud del Paese. Il proclama di emancipazione e la legge sulla coscrizione obbligatoria firmate da Lincoln crearono malcontento per due motivi principali: l'integrazione degli afroamericani da uomini liberi nella società, e l'esenzione degli individui di colore dal servizio di leva poiché non considerati cittadini americani. Il 13 luglio un'orda di operai, per lo più Irlandesi, prese d'attacco gli edifici militari e governativi per poi scatenare la propria ira sul Colored Orphan Asylum, che ospitava 200 bambini, saccheggiandolo e appiccando il fuoco. Bianchi addetti alle aree portuali inveirono contro i colleghi afroamericani, distruggendo le botteghe dalle quali si rifornivano e aggredendo i proprietari delle suddette. Da ricordare è, inoltre, il numero allarmante di civili afroamericani pestati e linciati a morte con inaudita brutalità per le strade cittadine. Per placare i disordini furono inviati, con riluttanza da parte dei leaders di allora, truppe che avevano preso parte alla battaglia di Gettysburg ponendo fine agli attacchi il 16 luglio. Il risultato di questo delirio furono 3000 persone di colore lasciate senza un tetto sulla testa, e circa 1200 morti (nonostante il numero ufficiale rilasciato dalla stampa fu di 119).
New Orleans 1866: in una città dove convivevano ex confederati bianchi ed ex veterani dell'Unione ora uomini liberati dalla schiavitù, vi era grande difficoltà ad accettare l'integrazione degli afroamericani e garantire loro il diritto al voto. Il congresso costituzionale dello stato della Louisiana del 1864 aveva esteso maggiori diritti alle persone di colore, senza però essere in grado di garantire l'estensione del suffragio. I repubblicani progressisti tendevano all'abolizione del Black Codes o Black Laws, insieme di leggi che regolavano la popolazione afroamericana considerata inferiore a quella bianca, mentre i democratici conservatori non credevano fosse necessario apportare modifiche alla costituzione approvata dai cittadini (i quali erano solamente bianchi essendo i soli ad avere diritto al voto). Il 27 luglio 1866, i sostenitori del convegno proposero una marcia in supporto alla causa dai gradini del Mechanics Institute. Quando i membri del congresso lasciarono l'edificio furono accolti da cittadini afroamericani accompagnati da una banda. Vennero poco dopo accolti da un gruppo armato di ex confederati, che temevano il disfacimento della supremazia bianca e l'ascesa economica delle comunità afroamericane. Il massacro fu brutale e risultò in circa 40, 50 civili di colore uccisi e 150 feriti.
Memphis 1866: in seguito alla guerra civile e alla presa della città da parte delle forze dell'Unione, Memphis diventò un paradiso per i rifugiati di colore in cerca di protezione dai propri padroni. Anche il Tennessee era regolato dai Black Codes e l'impoverimento della forza lavoro nei campi a seguito della liberazione dei neri dalla schiavitù, spinse i militari bianchi, all'epoca per lo più Irlandesi, a prenderli in custodia e obbligarli ad accettare contratti di lavoro nelle piantagioni. I soldati di colore e il Freedman's Bureau cercarono di mettere in guardia i propri fratelli parlando degli svantaggi e delle ingiustizie alle quali quei contratti li sottoponevano. Le tensioni si accesero quando il comando centrale di polizia di Memphis fece uso di soldati dell'Unione per pattugliare la città. Furono molte le liti a sfondo razziale che scoppiarono tra la forza di polizia bianca e i soldati di colore, e questi ultimi, venivano arrestati con molta più frequenza e brutalmente minacciati, a differenza di quanto accadeva alla controparte bianca. Tra i militari irlandesi scorrevano dicerie riguardanti l'organizzazione di una sommossa da parte della popolazione nera, a seguito dei fatti appena descritti. Nel pomeriggio del 30 aprile scoppiò una rissa di strada tra tre militari di colore e quattro poliziotti irlandesi, che portò alla separazione dei gruppi e alla rapida diffusione della notizia per la città. L'1 maggio 1866 un gruppo di soldati insieme a donne e bambini, si riunirono in un'area pubblica per una festa improvvisata. Furono mandati poliziotti bianchi a smembrare il gruppo, nonostante fossero al di fuori della loro giurisdizione, e il risultato fu "l'aprite il fuoco" contro il gruppo in festa. L'ufficiale Stevens si colpì accidentalmente ad una gamba quando estrasse la pistola, caricando i soldati neri di colpe per l'accaduto. Furono inviati altri poliziotti armati sulla scena, e il risultato fu la morte dell'agente Finn che fu accolta con grande rabbia dalla popolazione bianca, nonostante la morte di un numero ben più cospicuo di soldati di colore per mano dei poliziotti irlandesi. Non riuscendo ad ottenere l'appoggio della milizia militare, nella serata dello stesso giorno, i bianchi si riunirono in gruppo e rasero al suolo scuole, chiese e abitazioni della popolazione di colore, uccidendo civili indistintamente. Il giorno successivo ripreso gli attacchi da parte dei bianchi che continuarono a torturare e distruggere la popolazione di colore e i loro possedimenti per tutta la giornata. Il generale Stoneman dichiarò che la popolazione afroamericana non rispose con aggressione, ma che faticava a sopravvivere ai ripetuti attacchi. Fu lo stesso Stoneman, dopo alcune titubanze, a interrompere le violenze dichiarando la legge marziale nel pomeriggio del 3 maggio. L'esito fu di 46 neri e 2 bianchi morti, 75 persone di colore ferite e 100 derubate, 5 donne stuprate, 91 case bruciate insieme a 4 chiese e 12 scuole.
Parrocchia di San Bernardo 1868: nell'ottobre del 1868, Louis Wilson, uomo libero e riconosciuto cittadino grazie al 14esimo emendamento, si recava verso casa sita nella parrocchia di San Bernardo alle porte di New Orleans. Durante la traversata lungo il Mississippi fu fermato da uomini bianchi a cavallo, che gli ordinarono di smontare per poi colpirlo al volto con il calcio del fucile. Fu caricato su un furgone insieme ad altri uomini neri catturati prima di lui, e condotto in un campo di prigionia improvvisato. Quella stessa sera, Wilson e alcuni prigionieri furono condotti fuori dalle loro celle, disposti in fila e martoriati da fucilate. Tutti morirono ad eccezione di Wilson che riuscì a trascinarsi fino ad un canneto nelle vicinanze. Si nascose per tre giorni fino a quando sentì di essere fuori pericolo. Nei giorni successivi, orde di uomini bianchi invasero la parrocchia eliminando più di un centinaio di vittime afroamericane.
Camilla 1868: in seguito all'espulsione di 33 membri afroamericani dall'assemblea generale della Georgia, Philip Joiner si mise a capo di alcune centinaia di schiavi liberi, e alcuni sostenitori bianchi, che marciarono per 25 miglia dalla città di Albany, Georgia, fino alla città di Camilla, per prendere parte ad una manifestazione politica in piazza del palazzo di giustizia. Lo sceriffo e la commissione cittadina locale del paese a maggioranza bianca, misero in guardia i manifestanti dichiarando di essere pronti a respingerli con la violenza, e li invitarono a non presentarsi armati. I partecipanti si rifiutarono di consegnare le armi, che secondo costituzione potevano possedere di diritto, e furono accolti da un gruppo di bianchi del posto che, senza esitazione, aprì il fuoco. Fino a quindici persone di colore persero la vita e circa quaranta furono ferite. Nelle settimane successive le comunità afroamericane delle campagne si fecero carico di intimidazione e violenze da parte di bianchi, che li minacciarono di morte nel caso si fossero recati alle urne durante le elezioni.
Opelousas 1868: nel 1868 alcuni ex schiavi africani di Opelousas si apprestarono ad unirsi al gruppo democratico di Washington, Louisiana. Furono respinti dai bianchi, e i suprematisti della città di Opelousas si recarono a Washington per scacciarla con la forza. A seguito degli eventi, Emerson Bentley, insegnante bianco, scrisse un articolo sulle violenze dei suprematisti dei Seymour Knights invitando i neri democratici a rimanere fedeli al partito repubblicano. Bentley fu attaccato e picchiato a sangue da tre uomini bianchi mentre teneva una lezione, e scappò in cerca di rifugio nel Nord del Paese. Circolarono voci dell'uccisione di Bentley, e alcuni afroamericani delle zone circostanti si organizzarono in gruppo per marciare verso il capoluogo di contea. Furono accolti da gruppi di bianchi armati che, a causa delle restrizione legali sul possedimento di armi verso gli afroamericani, si ritrovarono in notevole vantaggio bellico. I bianchi imprigionarono 29 uomini neri che vennero giustiziati ad eccezione di due. I bianchi continuarono ad attaccare la parrocchia di St Landry per settimane, uccidendo gli afroamericani che si trovavano per le strade. La stima dei morti è stata centro di dibattito per secoli, ma nel 2012 si arrivò alla conta di circa 200-250 civili tra il 28 settembre e il 3 novembre.
Colfax 1873: nel timore che i democratici bianchi potessero prendere le redini del governo della parrocchia locale, alcuni afroamericani formarono trincee attorno al palazzo di giustizia per tre settimane. Il 28 marzo le forze bianche democratiche si organizzarono alla presa di controllo del palazzo di giustizia stabilendo il primo giorno di aprile come data dell'attacco. Fu aperto il fuoco tra il 2 e il 5 di aprile, senza esiti drammatici data l'imprecisione dei colpi sparati, e si arrivò al patteggiamento di pace tra le due fazioni. Tale accordo terminò quando un bianco colpì a morte un cittadino nero, Jesse McKinney, che si trovava semplicemente sul posto. I disordini nella comunità spinsero donne e bambini afroamericani ad aggregarsi ai loro uomini in cerca di protezione. Nonostante le minacce da parte delle truppe bianche comandate da Nash, la controparte nera si rifiutò di allontanarsi dal palazzo di giustizia e venne diffamata dalla corrente anti repubblicana e da Nash stesso. Nash riunì un gruppo di paramilitari bianchi dalle parrocchie di Catahoula, Rapides e Winn che raggiunsero, equipaggiati di cannone, il palazzo di giustizia nella giornata del 13 aprile. Gli uomini bianchi erano più di 300, a cavallo e tutti armati di fucile. Nash ordinò alla comunità nera di abbandonare il palazzo di giustizia, e diede trenta minuti a donne e bambini per evacuare la zona. Al loro allontanamento fecero seguito gli attacchi armati. Mentre Nash e i suoi alleati sistemavano il cannone dietro al palazzo, almeno sessanta uomini neri scapparono per timore verso i boschi della zona e si gettarono nel fiume. Nash incaricò uomini a cavallo di seguirli e la maggior parte dei repubblicani neri fu uccisa. Nash ordinò di dar fuoco al tetto dell'edificio e, a quel punto, gli afroamericani dichiararono di arrendersi usando bandiere bianche di fortuna. Il gruppo guidato da Nash ordinò ai repubblicani rifugiati nel palazzo di giustizia di gettare le armi e ciò che accade in seguito è ancora incerto. È però certo che uomini di colore ormai disarmati furono uccisi, e anche quelli che si misero in fuga fecero la stessa fine e molto dei cadaveri vennero gettati nel fiume Red. Circa 50 neri sopravvissero e furono imprigionati per poi essere giustiziati quella sera stessa; solo Levi Nelson si salvò. Non si è mai potuto stimare il numero esatto di morti, ma il massacro fu di una brutalità inaudita. Furono identificati 81 defunti afroamericani e stimato che tra 15 e 20 corpi furono gettati nel fiume, e almeno altri 18 sepolti di nascosto.
Vicksburg 1874: durante la Ricostruzione, nonostante l’astio impartito dal Black Codes, furono numerosi i progressi degli afroamericani verso l’equità politica. Negli anni Settanta dell’Ottocento Peter Crosby, precedentemente schiavo, fu eletto sceriffo della città di Vicksburg, Mississippi. Fu poco dopo falsamente accusato di condotta criminale e rimosso dall’incarico da alcuni bianchi suprematisti. Nel dicembre del 1874 alcuni cittadini afroamericani decisero di aiutare Crosby a riacquistare il suo ruolo di sceriffo. Gruppi di bianchi armati attaccarono e uccisero con violenza gli oppositori, con il conseguente arrivo delle truppe federali in città che posero nuovamente Crosby in ufficio. La stima delle persone di colore che persero la vita si aggira tra le 75 e le 300. Agli inizi del 1875 un uomo bianco, J.P. Gilmer, fu incaricato a vice dello sceriffo Crosby. I tentativi di Crosby di rimuovere Gilmer dall’incarico risultarono in un colpo di arma da fuoco alla testa per mano di Gilmer. Questi fu arrestato per tentato omicidio, ma il caso non fu mai portato a processo. Crosby non guarì completamente dalle ferite e fu costretto a terminare il suo servizio tramite un cittadino rappresentante bianco.
Eufaula 1874: nel 1874 la White League diede vita ad un gruppo di bianchi paramilitari che si era fortemente radicato nella parrocchia di Grant, e nelle parrocchie adiacenti al fiume Red nel sud della Louisiana. Il gruppo era fondato dalle forze armate bianche che avevano partecipato al massacro di Colfax nel 1873. Un gruppo molto simile al White League erano i Red Shirts che ebbero origine in Mississippi per poi attivarsi nel Nord e Sud della Carolina. Il loro target erano repubblicani neri ai quali veniva impedito di riunirsi, e civili afroamericani che venivano perseguitati e intimiditi affinché si astenessero dal voto. Durante le elezioni del 3 novembre 1874 membri della White League armati invasero Eufaula, e tesero imboscate ai votanti afroamericani che si incamminavano lungo Broad Street. Circa 40 repubblicani neri furono uccisi, almeno 70 feriti e più di un migliaio scacciati dalle urne. La White League si spostò a Spring Hill dove distrusse le urne elettorali, e uccise il figlio sedicenne di un giudice repubblicano bianco. La White League rifiutò di legittimare i voti dei repubblicani, che rappresentavano in maggioranza elettori di colore, e dichiarò i democratici vittoriosi nonostante persero per pochi voti. I politici repubblicano furono costretti a lasciare il proprio incarico e i democratici presero controllo di ogni ufficio della contea di Barbour in una sorta di colpo di stato.
Clinton 1875: con l’apertura dei seggi elettorali il 2 novembre 1875, il partito repubblicano del Mississippi organizzò i primi raduni politici a Utica, Clinton e Vernon nel mese di settembre. Nella città di Clinton intere famiglie afroamericane si riunirono a Moss Hill, luogo di una vecchia piantagione che fu distrutta dalle truppe dell’Unione nella campagna di Vicksburg del 1863. Tra le duemila persone di colore si distinse una settantina di bianchi, diciotto dei quali armati e parte del partito democratico del Mississippi. Fisher, ex ufficiale unionista, invitò il rappresentante del partito democratico a prendere il podio per primo e, al concludersi del suo discorso e alla presa di parola da parte di Fisher, ci fu derisione verso il repubblicano da parte di alcuni componenti delle Camicie Bianche di Raymond. Gli organizzatori repubblicani chiesero di mantenere un tono educato e pacifico, ma le Camicie Bianche si schierarono in formazione brandendo le armi, e attaccarono i partecipanti. Almeno tre bianchi e cinque neri furono uccisi. In seguito a delle dicerie riguardanti un piano da parte degli afroamericani volto a sferrare un attacco in città, il sindaco di Clinton chiamò le Camicie Bianche in soccorso. Centinaia di loro raggiunsero Clinton e spararono a vista qualsiasi afroamericano sul loro cammino. Circa cinquanta civili morirono.
Thibodaux 1887: agli inizi degli anni Ottanta dell’Ottocento, a seguito del declino del commercio di canna da zucchero, i lavoratori videro la paga sostituita da tickets che potevano essere riscattati solamente in spacci aziendali i quali detenevano elevati margini di profitto. La maggior parte della forza lavoro, analfabeta e impossibilitata a lasciare le piantagioni, era sottomessa in una condizione simile alla schiavitù. Nell’ottobre del 1877 Kenner, un milionario, fondò l’Associazione dei Produttori di Canna da Zucchero della Louisiana (LSPA) diventandone presidente. L’associazione tratteneva l’80% del salario dei dipendenti fino alla fine della stagione del raccolto, provocando uno sciopero di tre settimane organizzato dai Knights of Labor. Le richieste dei lavoratori includevano un aumento della paga oraria e il pagamento in denaro e non in tickets. L’LSPA ignorò tali sollecitazioni e, per tutta risposta, la forza lavoro bloccò il processo di produzione nelle piantagione minacciando l’esito di un anno intero di raccolto. Il giudice Taylor Beattie annunciò la formazione di una “commissione di pace e ordine” a Thibodaux. Arruolò 300 uomini bianchi a servizio della commissione, e ordinò ai neri stanziati nelle zone periferiche di mostrare un pass per entrare e uscire dalla città. Bettie ordinò ai paramilitari di chiudere gli ingressi alla città il 22 di novembre. Due dei picchetti vennero feriti causando l’attacco da parte della commissione e dei vigilantes a discapito dei lavoratori di colore e delle loro famiglie. Il massacro durò tre giorni e gli attacchi furono rivolti verso afroamericani disarmati. La stima delle vittime ad oggi è di almeno 50 civili.
Wilmington 1898: durante l’ultima decade del Diciannovesimo secolo più del 50% della popolazione di Wilmington era costituita da afroamericani, molti dei quali parte della crescente classe media. La crescita sociale della comunità nera creò tensioni e dissapori a sfondo razziale. Il collasso della Freedman’s Bank portò alla perdita pecuniaria di molti cittadini afroamericani, i quali cominciarono a sfiduciare del sistema bancario. Come se non bastasse, il tasso d’interesse annuo dei prestiti concessi agli afroamericani era del 15% contro il 7,5% di quello addebitato ai bianchi e non venivano concessi pagamenti dilazionati alle persone di colore. Per evitare la vendita delle proprie attività commerciali, i neri dovettero cedere la proprietà delle loro attività commerciali a creditori. Furono visti con molto astio anche dalla popolazione bianca poco abbiente sprovvista delle capacità lavorative dei neri, che furono di conseguenza sempre meno richiesti a far parte della forza lavoro. Negli stessi anni il partito politico dei Fusionisti si prese carico di diverse riforme sociali ed economiche che avrebbero favorito la popolazione afroamericana, provocando così il malcontento di alcuni personaggi di rilievo (i Secret Nine) di Wilmington. Il presidente del partito democratico Simmons costruì una campagna politica attorno alla tematica della supremazia bianca, alleandosi con i Secret Nine. Durante il convegno dei suprematisti bianchi del 28 ottobre 1898, il discorso di Waddell ispirò i gruppi dei suprematisti al punto da spingere molti di loro, tra cui i Red Shirts, a terrorizzare con violenza i civili afroamericani e i loro sostenitori bianchi distruggendo proprietà, tendendo agguati a mano armata, e rapendoli dalle loro case per poi fustigarli. L’intento era quello di impaurire i repubblicani affinché si astenessero dal voto. Alle elezioni dell’8 novembre molti neri e repubblicani non si presentarono alle urne per timore di ulteriori violenze. A seguito della frode elettorale, i Secret Nine stilarono un documento che chiedeva la rimozione del diritto di voto agli afroamericani, e che nominarono “la Dichiarazione d’Indipendenza dei Bianchi”. Alfred Waddell lesse la Dichiarazione alla folla simpatizzando le posizioni dei suprematisti bianchi. Waddell e sostenitori diedero 12 ore di tempo ai cittadini afroamericani per conformarsi alla nuova Dichiarazione. La Commissione dei Cittadini di Colore fu chiamata in riunione al palazzo di giustizia con l’ordine di assicurarsi che i cittadini afroamericani obbedissero al nuovo regolamento. Gli uomini lasciarono il tribunale per recarsi nel salone del barbiere David Jacob e formulare una risposta scritta all’ultimatum di Waddell, la quale venne regolarmente pervenuta al domicilio di Waddell ma mai letta, per qualche misterioso motivo, nei tempi limite prestabiliti. Il 10 novembre 500 uomini bianchi armati presero d’assalto l’ufficio stampa di Manly, caporedattore afroamericano del The Daily Record già in fuga da Wilmington, altri giornali di proprietà afroamericana, proprietà, attività commerciali uniti ad ammazzamenti dei civili neri. Il massacro si concluse con la morte di quasi 300 afroamericani e l’esilio di almeno una ventina di essi.
Martina












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