STORIE DI MARY JANE: L'IRRUZIONE

STORIE DI MARY JANE: L'IRRUZIONE


Il viale che conduceva all'appartamento, Valentine Avenue, era tutt'altro che romantico: nonostante il nome richiamasse all'immaginario dell'amore, la strada era tediosa, cupa, così tetra da costringerti a voltarti continuamente per assicurarsi che nessuno stesse cercando di attaccarti alle spalle. La padrona di casa aveva fatto di un appartamento con due camere da letto un rifugio per sette persone, provvedendo a far innalzare due pareti in cartongesso in maniera da sacrificare il salone per dare spazio a due camerette extra. Era inevitabile che gli ospiti fossero per lo più persone a basso reddito o persone che cercassero di campare alla giornata, ma mai nella vita avrei pensato che quel particolare giorno sarebbe arrivato. Perché mi trovavo lì? Beh, all'epoca ero in una relazione con una persona che molto egoisticamente obbligava entrambi a vivere in ristrettezze economiche per poter provvedere alle spese che il suo hobby richiedevano. Per quel che riguardava me, il mio misero stipendio veniva investito in metà dell'affitto, e nell'acquisto di cibo e prodotti vari per la pulizia della casa. Vivere in quel tugurio era come perire di una morte lenta e dolorosa, e la totale indifferenza verso un minimo d'igiene e di pulizia da parte dei coinquilini portava all'esasperazione. Solo io sembravo provare disgusto a cucinare utilizzando quei fornelli e quelle credenze invasi da centinaia di scarafaggi. La coppia che occupava la prima stanza sulla destra ci salutò dopo che seppe di essere in attesa di un bambino. Dopo qualche giorno, una donna si presentò per un colloquio conoscitivo con la padrona di casa, chiedendo di poter affittare una stanza al nipote: un ragazzo poco più che adolescente, pigro, sporco, nullatenente e nullafacente, che passava le giornate chiuso in camera o all'angolo della strada. Pochi mesi dopo il suo arrivo, fui colta di sorpresa una sera al rientro da una giornata estenuante di lavoro; la porta era stata buttata giù a forza, le stanze messe a soqquadro e il tutto abbandonato dopo ciò che sembrava essere una colluttazione. Temetti che alcuni ladri avessero fatto irruzione e magari aggredito gli inquilini che si trovavano in casa. Non riuscivo ad udire nessuna voce, fino a quando alcuni singhiozzi ruppero la quiete. Vidi S.e C. sconvolti e increduli, che sedevano in silenzio con degli sguardi totalmente assenti. C. raccontò cosa accadde: un team della SWAT aveva fatto irruzione per arrestare il nuovo coinquilino, un assassino latitante che, dopo aver ucciso nel New Jersey, aveva trovato rifugio nel Bronx. Il ragazzo cercò di scappare attraverso le scale di emergenza accessibili dalla camera di S., ma gli agenti furono in grado di fermarlo e ammanettarlo. Nel timore che altri complici occupassero l'appartamento, il team rovistò in tutte le camere alla ricerca di indizi. Quelle poche volte che ripenso ad alcune vicende del passato, mi tornano alla mente le domande della gente che non si capacita del perché io tenda a dimenticare relativamente in fretta le cose. Allora sorrido, avvicino Mary Jane alle labbra e, trattenendo le lacrime, dico a me stessa "perché questo è il solo modo ch'io conosca per continuare a camminare". Martina.

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